Diseguaglianze digitali e Covid-19

Bologna, 03/04/2020

C.s. Acli provinciali di Bologna. Il Presidente Diaco: «il digitale può acuire le diseguaglianze: sia etico».

«Prima dell’emergenza abbiamo sempre pensato che il digitale potesse aiutare ad appianare le diseguaglianze. Ora ci siamo accorti che potrebbe essere il contrario». Questa la riflessione del Presidente delle Acli, Filippo Diaco, alla luce delle numerose richieste che giungono all’Associazione in questi giorni di emergenza sanitaria. «Oggi siamo giustamente chiamati a svolgere le pratiche da remoto. Tutte le richieste di benefici di welfare, dai buoni spesa al contributo per i liberi professionisti, si fanno online. Ma non tutti hanno gli strumenti e le competenze per poter agire in autonomia» osserva Diaco.

La riflessione si fa più ampia: «abbiamo avuto anche notizia di classi che si sono auto tassate per poter fornire i tablet o la connessione internet ai bambini che non potevano permetterselo: internet dovrebbe ormai essere considerato un servizio essenziale per tutti». Questo conferma che esiste ancora la necessità di un intermediario tra cittadino e Pubblica Amministrazione: «diciamo spesso di essere nell’epoca della disintermediazione, a partire dalla politica, per finire proprio con i servizi digitali. Ma questa emergenza ci ha evidenziato che, nel welfare, non è così. Il Patronato sta svolgendo un ruolo fondamentale nel guidare ed aiutare i cittadini nell’ottenimento dei propri diritti sociali».

La disintermediazione digitale, infatti, può favorire le diseguaglianze: «se ne sono accorti anche alcuni social network», prosegue Diaco. Infatti, LinkedIn ha appena pubblicato un paper «in cui si denuncia il fatto che gli algoritmi usati dai social tendono a confermare i pregiudizi, ad esempio verso le donne e i cittadini immigrati, e a manipolare il pensiero degli utenti in questo senso».

Non solo: «in questi giorni, con lo scopo di offrire funzionalità aggiuntive, tante App si sono aggiornate. Molto positivo, se non fosse che questa evoluzione digitale penalizza chi non ha supporti tecnologici adeguati e, quindi, viene lasciato indietro». Soluzioni? «Prima di tutto le Acli ritengono che anche le imprese digitali dovrebbero essere sottoposte a certificazioni etiche, come avviene per quelle offline, analizzando gli algoritmi e verificando che i propri servizi non escludano coloro che sono già deboli dal punto di vista tecnologico». Abbiamo assistito, ad esempio, a conferenze stampa del Presidente del Consiglio via Facebook: «di fatto il canale è stato equiparato ad un servizio pubblico, come la Rai». In questo si inserisce il ruolo di un’Associazione come le Acli: «siamo ora chiamati ad esercitare il nostro ruolo di “corpo intermedio” anche nei confronti di queste nuove funzioni digitali, per appianare le diseguaglianze tra i fruitori.

Inoltre, dobbiamo lavorare non solo perché, nell’immediato, tutti possano far valere i propri diritti sociali, ma anche per sostenere i cittadini più fragili nel loro percorso di alfabetizzazione digitale, attraverso sportelli che abbiamo gestito in passato in modalità offline, ma che ora occorre assolutamente ripristinare in modalità diverse». Per le Acli, insomma, «è evidente che la lotta alle diseguaglianze passa ora dall’educazione digitale».

Acli provinciali di Bologna, Ufficio stampa

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